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Macro

Un Vodka Martini, per favore: mescolato, non agitato

Verso il 2024, fra stagflazione, tassi d’interesse ai massimi e rivoluzione tecnologica. Come direbbe Bateson: due descrizioni sono meglio di una.

Gianfranco Licomati · Dicembre 2023 · Lettura 9 min
V

James Bond, nei film di 007, era celebre per il suo Vodka Martini, circondato da gente potente e da donne affascinanti, in attesa di catturare il criminale di turno per salvare il mondo. Il suo cocktail preferito andava mescolato, non agitato, il che mi ricorda i tempi che viviamo: mescolati, e speriamo non agitati.

Alle porte del quarto trimestre del 2023, con un anno nuovo davanti, la domanda che gira fra gli economisti e nella maggior parte dei bar di Spagna è che cosa succederà nel 2024 e in che modo si trasferirà all’economia reale, al mercato del lavoro, ai mutui, alla spesa al supermercato. I sentimenti sul mercato sono contrastanti come non mai: se ci sarà un soft landing o un hard landing, se il mercato del lavoro reggerà, se i tassi d’interesse dovranno scendere nel breve per rianimare l’economia.

Viviamo un’epoca di grande complessità strutturale, politica e sociale. È sempre più difficile interpretare la realtà con i paradigmi a cui eravamo abituati. Cambia il modo di vivere, di percepire i fenomeni che ci circondano, cambiano i bisogni, gli ecosistemi politici ed economici. E ancora di più con una guerra aperta e una forte instabilità politica in Paesi vicini del continente africano.

Come diceva Gregory Bateson, si tratta di osservare i molteplici piani contestuali che configurano le nostre vite. Lui parlava di apertura della percezione: «due descrizioni sono meglio di una».

Per questo analizzare il contesto attuale è l’arte di saper unire punti di vista, fattori, tendenze, culture e interessi diversi. È analizzare l’inflazione, la storia, la geopolitica, la demografia, la sociologia, la statistica e la tecnologia, sommandole e incrociandole con decine di dati e indicatori economici.

Quello che dice la storia

Se partiamo dalla storia, le statistiche sono abbastanza chiare: nel 75% delle fasi caratterizzate da tassi d’interesse ai massimi c’è stata recessione. E se analizziamo le fasi con tassi alti e inflazione alta, la probabilità di recessione sale al 90%.

Al di là delle statistiche, ci troviamo in un contesto macroeconomico senza precedenti che alimenta continui cambi nella narrativa del mercato: dalla speranza di evitare la recessione al timore che le buone notizie macro possano diventare cattive per i mercati nel giro di pochi mesi. Il mercato si muove sui dati come se fossimo in un ciclo normale. Ma siamo in un regime nuovo, dove le perturbazioni della pandemia lasciano il posto a cambiamenti strutturali che si stanno producendo adesso, come l’invecchiamento della popolazione attiva.

Non ci sono mai stati tanti vettori di cambiamento così potenti come in questi ultimi anni. Non parliamo più della pandemia, ma delle tensioni geopolitiche, dei processi di deglobalizzazione (o friend-shoring), dell’ascesa della società tecnocratica, della rivoluzione dell’IA, della scarsità e dell’inflazione. Mi concentrerò su due fattori che peseranno molto sull’economia — inflazione e stagflazione — e su due megatendenze che potrebbero fare da catalizzatori di crescita: l’intelligenza artificiale e la decarbonizzazione.

Inflazione: forse non è passeggera

L’inflazione, comparsa durante il COVID, è un fattore noto in economia. Le banche centrali, che nell’ultimo decennio hanno tenuto i tassi negativi per sostenere le economie, hanno visto l’inflazione schizzare fino all’11% nella fase post-COVID. E questo fenomeno forse non è passeggero, nel breve e nel medio periodo.

È semplice: l’inflazione non è solo la conseguenza del surriscaldamento dell’economia e dell’effetto post-pandemico. L’inflazione di oggi coinvolge molti fattori nuovi: scarsità di materie prime, crisi energetica, l’ingresso di nuove classi medie, processi di deglobalizzazione, una società sempre più orientata al consumo e carenza di manodopera come conseguenza dell’invecchiamento della popolazione.

L’invecchiamento, il grande fattore demografico

L’invecchiamento della popolazione è un fattore enormemente importante per capire il nuovo ciclo economico, e l’Europa è forse il continente più colpito. Comporta:

Se a questo aggiungiamo che la nuova economia spinta dall’IA richiederà lavori ancora sconosciuti e una forte automazione delle mansioni ripetitive, la situazione fa riflettere. Lo scenario del lavoro potrebbe essere di carenza di lavoratori da un lato e disoccupazione dall’altro, il che aprirebbe la strada a un’enorme riqualificazione professionale.

Se riassumiamo questi fattori dentro un contesto economico, parliamo di stagflazione: quel momento del mercato in cui si incontrano inflazione alta e crescita scarsa. Tutti questi scenari andranno a sommarsi nel conto economico di Paesi già ultra-indebitati e con crescite deboli. Sarà interessante vedere per quanto tempo le banche centrali terranno i tassi alti, consapevoli che il raffreddamento dell’economia comincia già a sentirsi e che condizioni di finanziamento in rialzo colpiscono cittadini, imprese e governi.

I catalizzatori: IA e decarbonizzazione

Questa analisi si sposa con quelli che possono essere catalizzatori di crescita importanti nel 2024. Nel 2023 i mercati finanziari, quello statunitense soprattutto, si sono retti sulla crescita dei titoli tecnologici, in particolare nell’ambito dell’IA. Conosco bene questo settore e credo che lo sviluppo a livello mondiale sia già molto al di sopra di qualsiasi aspettativa.

È una tecnologia con un grado di dirompenza così alto e di adozione così facile che il conto alla rovescia è già cominciato. Tutte le aziende che non la sfrutteranno verranno superate a destra e a sinistra. Il suo utilizzo inciderà sulla sostituzione delle mansioni amministrative e sulla crescita dei margini aziendali. Sul piano del lavoro credo che assisteremo alla più grande trasformazione mai vista, spero sostenuta da politiche di formazione e riqualificazione. Non le chiamerei più tendenze, perché sono realtà.

La decarbonizzazione e la transizione energetica meriterebbero un articolo a parte, ma gli investimenti in vista del prossimo decennio parlano di cifre strutturali da migliaia di miliardi, insieme alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie: non più solo energetiche, ma anche di componentistica e di gestione della transizione.

Verso dove andiamo

Pur essendo difficile disegnare scenari reali, credo che questi quattro punti saranno decisivi per capire dove andrà l’economia. La stagflazione, l’inflazione persistente e il rincaro dell’indebitamento a tutti i livelli fanno pensare a minore crescita, più pressione fiscale e margini aziendali più bassi. La solidità del mercato del lavoro e la carenza di manodopera spingeranno i salari e forse addolciranno l’atterraggio verso una stagflazione più leggera.

I catalizzatori dell’IA e dello sviluppo tecnologico porteranno una dirompenza mai vista, di supporto in settori chiave come la medicina, la sanità pubblica, i servizi e il consumo. I processi di decarbonizzazione apriranno possibilità enormi di transizione verso modelli più sostenibili. Siamo esseri che vivono dentro un ecosistema naturale: non dimentichiamolo.

Per chiudere, è importante ricordare che i cicli economici esistono, che le crisi sono cicliche esattamente come le fasi espansive. Il 2024 non sarà il 2008: ci sono moltissimi fattori di differenza, come la solidità del mercato del lavoro e del sistema bancario. Ci sarà però una moderazione della crescita e serviranno meccanismi di contenimento dell’inflazione, anche se dovremo passare per quella che di solito si chiama «depressione dell’economia». Auspichiamo un soft landing invece di un hard landing, e cambiamenti strutturali importanti in geopolitica e demografia.

Continuiamo a peccare, Gianfranco Licomati