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Strategia

Investire per obiettivi, utilità marginale decrescente e il panettone di Natale

Il peccato dell’avarizia finanziaria. Perché investire non significa spremere l’ultimo centesimo, ma finanziare la vita che vuoi davvero.

Gianfranco Licomati · Marzo 2025 · Lettura 9 min
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Benvenuto e benvenuta in Pecados de Capitales. Oggi voglio affrontare il peccato dell’avarizia finanziaria, anche se dal titolo sembrerebbe che stiamo parlando del peccato di gola. Parleremo anche di quello. Nel mondo della finanza personale ci bombardano di strategie che promettono di massimizzare il rendimento. Ma è davvero l’unico obiettivo che dovremmo inseguire?

L’investimento per obiettivi propone una prospettiva diversa: riconosce che il denaro è un mezzo per raggiungere traguardi personali e che le nostre decisioni finanziarie sono legate a doppio filo alla nostra psicologia. Suggerisce che la ragione principale per investire non è accumulare ricchezza, ma raggiungere obiettivi specifici che danno senso alla nostra vita: comprare casa, pagare gli studi ai figli, assicurarsi una pensione serena.

È qualcosa di molto lontano da tutta l’informazione e la controinformazione in circolazione, che ci racconta gli investimenti come un gioco in cui bisogna guadagnare l’ultimo centesimo, sempre. Anni fa ho capito che gestire il denaro delle persone significa entrare in contatto con la loro storia, e capire che dietro la ricerca del denaro ognuna nasconde aspirazioni, paure e obiettivi diversi. Certo che bisogna battere l’inflazione e gestire bene. Ma non poteva finire lì.

Se hai mai avuto la sensazione che investire sia un ottovolante emotivo, lascia che te lo dica: non sei solo. Ci hanno venduto l’idea che investire significhi trovare l’attivo con il rendimento migliore e spremerlo fino all’ultima goccia. La verità è che investire non è solo numeri, grafici o indici. È la tua vita. È quello che vuoi davvero ottenere con i tuoi soldi.

Tu non giochi la partita di quello in giacca e cravatta

L’investitore istituzionale, quello in giacca e cravatta che vedi nei report di Bloomberg, o l’influencer cinico di LinkedIn, vivono in un mondo dove l’unico obiettivo è massimizzare il rendimento corretto per il rischio. Se il suo portafoglio rende più di quello del vicino, è un genio. Se no, è nei guai.

Ma tu non giochi quella partita. A te non importa se l’S&P 500 batte l’MSCI World. A te importa se i tuoi soldi stanno lavorando per darti la vita che vuoi: se ti permettono di pagare l’università ai tuoi figli, di cambiare casa quando serve, o di dire al tuo capo di cercarsi un altro perché quello stipendio non ti serve più.

L’utilità marginale decrescente

Ed è qui che entra l’utilità marginale decrescente. Non ti faccio una lezione di economia soporifera. Te la spiego facile: la prima fetta di panettone con il mascarpone a Natale è una benedizione. Anche la seconda. Ma quando arrivi alla quarta, non è più la stessa cosa. E se continui, finisci pieno, con l’indigestione e peggio di come avevi cominciato.

Con i soldi succede lo stesso. Quando ne hai pochi, ogni euro in più ti cambia la vita: ti permette di pagare l’affitto, di mangiare meglio, di stare tranquillo. Ma arriva un punto in cui aggiungere altro denaro sul conto non ti dà più felicità. Solo più preoccupazioni. Superata una certa cifra non si tratta più di accumulare, ma di usare i soldi in modo intelligente per centrare i tuoi obiettivi.

Investire per guadagnare più soldi è facile. Investire perché i tuoi soldi ti servano davvero, questa è la vera chiave. E in pochi lo capiscono.

Se guadagnare risolvesse tutto non vedremmo calciatori litigare per tre milioni in più quando già ne guadagnano dieci, né imprenditori con patrimoni a nove cifre alzarsi alle cinque del mattino per fare telefonate che non hanno voglia di fare. Il problema è semplice: non sembra mai abbastanza. È la maledetta inflazione dello stile di vita: mentre sali, si alza anche il pavimento di quello che consideri «normale».

E non succede solo ai milionari. Succede anche a te. Se oggi guadagni 5.000 al mese, probabilmente pensi che con 10.000 staresti tranquillo. Ma quando ci arriverai, penserai che con 20.000 staresti meglio. E così all’infinito.

Sapere quanto è abbastanza

La soluzione? Smettere di inseguire il rendimento come un hedge fund e cominciare a strutturare i tuoi investimenti per quello che conta davvero: finanziare la vita che vuoi. Investire non significa avere di più, significa sapere quanto è abbastanza.

Se puoi coprire tutti i tuoi obiettivi di vita con un portafoglio da 5 milioni che rende il 5% annuo, che senso ha prendersi più rischio per cercare il 7%? È qui che Markowitz ha cambiato le regole con la sua teoria di portafoglio: la chiave non è solo guadagnare di più, ma diversificare il rischio perché il denaro lavori senza renderti suo schiavo. Quindi, prima di continuare a cercare «il miglior investimento», chiediti: sto investendo per guadagnare di più o per vivere meglio?

Rischio non è la stessa cosa di volatilità

Il problema è che la maggior parte confonde il rischio con la volatilità. Il famoso indice di Sharpe ti dice che più rendimento ottieni per ogni unità di rischio, meglio è il tuo portafoglio. Sulla carta suona benissimo. Nella pratica è come dire che lanciarsi col paracadute senza paracadute è accettabile se la probabilità di sopravvivere è alta.

Perché la realtà è questa: se un giorno perdi il 50% del portafoglio, per recuperare devi guadagnare il 100%. Se perdi l’80%, ti serve il 500%. E la maggior parte, quando perde, si spaventa e vende nel momento peggiore. Per questo i ricchi veri non investono per massimizzare il rendimento. Investono per non perdere.

Se vuoi guadagnare investendo, prima assicurati di non perdere. La sicurezza prima di tutto. Poi parliamo di libertà finanziaria.

Il vero rischio non è avere uno Sharpe basso o un portafoglio che non segue il CAPM. Il vero rischio è non raggiungere i tuoi obiettivi di vita: non poter pagare l’università ai figli, non avere abbastanza per vivere sereno, non poter dire «fin qui» a un lavoro che detesti. La domanda chiave non è quanti punti ha il tuo Sharpe Ratio, ma di quanto hai bisogno come minimo per centrare i tuoi obiettivi.

Ed è lì che entra il criterio della sicurezza prima di tutto: scegli il portafoglio che ti dà la maggiore probabilità di raggiungere il tuo traguardo, non quello con il rendimento atteso più alto. Se ti sembra poco glamour, guarda chi i soldi li ha fatti davvero. Non gioca alla roulette finanziaria, non cerca il colpo grosso, non si fa ipnotizzare dalle «occasioni irresistibili». Protegge il capitale prima di pensare a moltiplicarlo.

Costruisci il portafoglio a strati

Ci hanno venduto l’idea che esista un portafoglio «ottimo», un portafoglio perfetto. La verità è un’altra: nessuno ha la minima idea di quello che succederà in futuro. Puoi stimare la volatilità e proiettare rendimenti, ma alla fine della giornata è tutta un’ipotesi. E qui sta il trucco di chi di investimenti capisce davvero: costruisce il portafoglio a strati, in ceste, secondo i propri obiettivi.

L’investitore medio fa il contrario: investe come se tutti i suoi soldi fossero aspirazionali. Si butta sulla massima redditività senza pensare a quello che gli serve davvero. Risultato? Vive stressato, vende nel panico durante le crisi e alla fine perde più di quanto guadagna.

In qualsiasi momento il mercato può scendere del 50% o più. Quando succederà, è meglio che il tuo portafoglio non dipenda solo dalle azioni. È lì che entrano le obbligazioni, la liquidità e la diversificazione: non perché diano il rendimento più alto, ma perché ti tengono in partita quando le cose vanno male. Il grande trucco dell’investimento non è guadagnare di più, è non restare fuori quando il mercato si riprende.

Non è questione di trovare il miglior portafoglio. È questione di trovare quello che si adatta meglio alla tua vita. Smetti di ossessionarti su ogni punto di rendimento: quello che ti farà ricco davvero non è il portafoglio perfetto, è la costanza e il risparmio. La prossima volta che ti senti tentato da un investimento «da non perdere», ricordati: non conta quanto puoi guadagnare, ma quanto puoi perdere senza rovinarti il futuro. È lì la differenza fra chi sopravvive e chi finisce per vendere nel panico.

Continuiamo a peccare, Gianfranco Licomati